Note di sala per “Strumenti umani” (rassegna di concerti, 2018)

Gli strumenti umani è il titolo di una raccolta poetica di Vittorio Sereni.

Se l’ho preso in prestito per una rassegna di concerti è per riferimento non esplicito a un sentimento che illumina quelle poesie: la gioia. Mi pare infatti, Sereni, poeta tra pochissimi ad aver dato voce agli improvvisi bagliori che illuminano il brancolare senza certezze che è la vita dei poeti, degli artisti, di tutti.


In questa rassegna ho messo insieme un piccolo gruppo eterogeneo di interpreti che reputo evidentemente significativi. Diversi tra loro, quindi, ma uniti dall’aver riconosciuto ognuno dentro di sé una voce, un linguaggio, e conseguentemente impegnati nella ricerca intorno al come esprimerlo. Una ricerca che si manifesta nel legame con gli strumenti, e nel carattere di urgenza e necessità che in qualità di interpreti esprimono rapportandosi alle opere e ai compositori.


E questo è il fatto significativo: anche in qualità di direttore artistico mi sono ritrovato ad attingere alla mia attività di interprete. Vale a dire che in questo cartellone compaiono nomi di musicisti – nel ruolo di esecutori o in quello di compositori – il cui ascolto ha apportato al mio percorso artistico non l’influenza diretta di una rotta da imitare bensì, e molto più significativamente, le effemeridi con cui orientare il mio personale tentativo di navigazione.


In questa diversità di vedute spero di offrire un’immagine – seppure inevitabilmente parziale – della chitarra di oggi nei suoi esempi più fulgidi; dove per oggi si intende anche quell’archeologico studio del e sul passato, in grado di fornirci i proiettili per cogliere il futuro – come scrisse Mandel'štam riferendosi ai versi di Dante.

Ed ecco in definitiva l’auspicio, o l’ambizione, intorno a ciò che potrebbe e vorrebbe essere fare e ascoltare musica nel tempo presente della periferia dell’impero: uno squarcio luminoso.



Giacomo Palazzesi

lunedì, 12 marzo 2018