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Ponce: Stanze. Un'introduzione a “(in)complete preludes”



L’epistolario Manuel Ponce – Andrés Segovia, prima pubblicato da Orphée in un’edizione curata da Miguel Alcázar, e poi fatto ritirare dalle stampe dagli eredi del chitarrista, ci mostra come la genesi della quasi totalità delle opere per chitarra di Manuel Ponce nasca su richiesta di Andrés Segovia. Inoltre appare evidente dalle lettere che quella con il compositore messicano fu una delle più sincere e intense amicizie del chitarrista: al queridisimo Manuel Segovia confiderà la fine del suo primo matrimonio, la fuga da Barcellona, gli esilî americani a New York e Montevideo, le sue opinioni politiche sui rivoluzionari spagnoli e sui rivoluzionari messicani, le invettive conto compositori e interpreti che le rivoluzioni le avevano in qualche modo benaccolte: Pau Casals per la Spagna, e Carlos Chavez per il Messico, solo per citarne due illustrissimi.

È questo il clima in cui, negli anni ’20 (probabilmente 1928-1929) a Parigi, Manuel Ponce compone i 24 Preludi – uno per ogni tonalità – per Andrés Segovia: il chitarrista aveva chiesto a Ponce di scrivere un ciclo di 24 preludi, uno per ogni tonalità, per poi pubblicarli nella sua collezione di musica per chitarra, edita da Schott.

Quando Segovia abbandonò il proposito di un ciclo integrale selezionò 12 dei 24 Preludi, e li pubblicò - dopo averli abbondantemente revisionati e modificati (compresi cambi di tonalità) - nell'edizione Schott che li rese famosi. Per avere idea completa del lavoro che fece Manuel Ponce bisognerà aspettare l’edizione Tecla, anno 1981, basata sul manoscritto ritrovato a Città del Messico e curata da Miguel Alcázar. Questa edizione getta una luce completamente nuova sui Preludi, rendendone evidente la natura ciclica (non si può non pensare ai Preludi di Chopin), e mettendo in luce l’importanza delle diverse tonalità intese come stanze da attraversare: ogni stanza un colore, ogni colore un modo di concepire la forma, di cantare i temi, in una continua alternanza di idiomaticità strumentale e pensiero astratto, di rigore e libertà, di temi popolari e forme contrappuntistiche rigorose.

Quando ho deciso di affrontare questa incisione ho avuto la fortuna di potermi avvalere del manoscritto ritrovato a Città del Messico da Miguel Alcázar, e che Angelo Gilardino, quando ero suo allievo, mi aveva fornito.

Dallo studio del manoscritto sono emerse due questioni a mio avviso ancora aperte. La prima era la curiosa progressione delle tonalità nella successione presentata da Manuel Ponce: nei fogli manoscritti l'autore procede nel consueto ordine del sistema tonale a partire dalla chiave di Do maggiore (e relativa tonalità di La minore) fino alla coppia Re bemolle maggiore-Si bemolle minore; da lì passa alle chiavi di Fa maggiore-Re minore, Si bemolle maggiore-Sol minore, Mi bemolle maggiore-Do minore, La bemolle maggiore-Fa minore.

Nell’edizione Tecla del 1981 Alcázar modifica questa successione procedendo secondo il circolo delle quinte e terminando quindi con il Preludio in re minore (Chant populaire espagnol). Cambierà poi idea, e nel volume Obra complete para guitarra de Manuel M. Ponce / de acuerdo a los manuscritos originales, edito da Conaculta nel 2000, l'ordine del compositore è fedelmente ristabilito.

In questa incisione ho deciso di non tener fede alla sequenza del manoscritto e di rispettare la naturale progressione del circolo delle quinte, è stata una scelta naturale e compiuta in una fase avanzata di studio dell’opera, dopo aver più volte eseguito l’intero ciclo dei preludi in entrambe le successioni. Da un lato perché il manoscritto si presenta come una bozza corretta da presentare ancora in una bella copia, e ne ho derivato il pensiero che il compositore potesse comporre in un ordine comodo a lui, dando poi per scontata la

disposizione convenzionale in bella e per la successiva edizione; dall’altro perché mi è parso che Manuel Ponce volesse tratteggiare un percorso preciso, dove si raggiunge un culmine di tensione e speculazione nelle tonalità lontane per poi riavvicinarsi, come in una parabola, fino all’abbandono completo del Chant populaire espagnol in Re minore. Per questo motivo ho fatto riferimento a una scelta naturale.

L’altro problema è di importanza musicologica notevole e riguarda l’assenza del preludio in Sol maggiore. Questo brano non è presente nel manoscritto, Miguel Alcázar ha ritrovato i testi di soli 23 preludi e ha deciso di rimpiazzare il vuoto del Preludio in Sol maggiore con un altro brano. Ho evitato di seguire questa scelta volendo considera l’assenza del Preludio in Sol maggiore una (non)testimonianza necessaria, una porta aperta varcata la quale la biografia irrompe nell’opera.

Giacomo Palazzesi Macerata, 29 luglio 2022

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